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Lo Statuto

La Slavia Friulana

Origini, penetrazione e presenza degli Slavi nelle valli friulane

Il GRANDE ATLANTE STORICO-CRONOLOGICO COMPARATO di G.G. Corbanese a pagina 315 de 1° volume riporta quanto segue: "Dibattuta e controversa è la questione sulle origini degli Slavi, sul loro habitat primitivo e sulla loro espansione. [...] Nel VI.secolo, che segnò l'ingresso degli Slavi nella storia, i Longobardi, che stanziavano nel bacino del Danubio, iniziando la marcia verso l'Italia, tolsero ogni ostacolo all'espansione degli Slavi stessi verso il sud, che dilagarono quindi su tutta la penisola balcanica. Tra il 590 e 620 penetrarono anche nella regione alpina orientale, risalendo la Mur, la Enns, la Drava (sino a Dobiacco) e, attraverso la Carniola, s'incunearono nelle valli orientali del Friuli e nella penisola istriana, nel corso dei secoli seguenti."
A pagina 331 dello stesso GRANDE ATLANTE si parla della penetrazione degli Slavi nelle Valli del Natisone e si dice: "Dopo la disatrosa invasione avaro-slava del 610 che culminò con la distruzione di Cividale e con la devastazione di buona parte del Friuli, e le incursioni del 666 (scontro di Nimis), del 667 (scontro di Broxas), [...] si ha notizie di pacifiche immigrazioni di coloni slavi nel Cividalese [...] Da questa breve analisi si desume quindi che nei secoli VII e VIII, la penetrazione slava ebbe un carattere aggressivo, mentre gli insediamenti posteriori furono praticamente regolati dalle chiamate dei duchi franchi, dei patriarchi e della Repubblica Veneta per popolare la disabitata fascia pedemontana orientale."

Il RAPPORTO SULLE MINORANZE NELL'ALPE-ADRIA redatto nel 1990 dal GRUPPO DI LAVORO "MINORANZE" (comprendente anche rappresentanti sloveni, croati, carinziani, trentini e veneti) afferma: "Gli sloveni del Natisone non possono essere considerati minoranza nazionale slovena perché il loro insediamento nella regione Friuli Venezia-Giulia è avvenuto nell'arco di un millennio; queste popolazioni hanno sempre partecipato alle vicende storiche del Patriarcato, poi della Republica Veneta, del Regno d'Italia e infine della Repubblica Italiana. Infatti in 1.200 anni le vicende storiche delle popolazioni slovene in Friuli si sono strettamente intrecciate con quelle degli altri abitanti di queste terre in una fitta rete di relazioni individuali, familiari, collettive di natura economico-sociale e di natura culturale; non si possono annullare mille e più anni di storia ed espropriare queste popolazioni di una loro caratteristica storica e culturale nell'ambito della popolazione friulana."
L'ASSOCIAZIONE ITALIANA SLAVISTI (AIS) ha riconosciuto in un documento del 1990 che: "a) dall'insediamento (VII secolo) fino al 1866 gli sloveni dell'odierna provincia di Udine rimasero isolati dal resto della nazione slovena sia a causa di barriere naturali sia a causa dell'appartenenza di essi nel tempo a unità statali diverse (Venezia, Austria, Province illiriche); b) con il passaggio nel 1866 al Regno d'Italia il distacco dal resto della nazione slovena (all'epoca inserita nell'Impero austro-ungarico) diventa definitivo."

Le STESSE POPOLAZIONI DI ORIGINE SLAVA DEL NATISONE, DEL TORRE e DI RESIA hanno sempre voluto e saputo difendere le proprie peculiarità linguistiche e tradizionali. Pur avendo scelto sin dallo stanziamento in dette valli avvenuto verso il 600, di staccarsi dalla popolazione slava per far parte prima del Ducato Longobardo, poi del Regno Franco, dello Stato Patriarcale, della Repubblica di Venezia, e aver poi deciso con il plebiscito del 1866 di staccarvisi definitivamente per unirsi al Regno d'Italia, nell'intrecciare il loro futuro con le popolazioni residenti, hanno sempre per secoli conservato in Chiesa e in famiglia la propria lingua materna di origine slava. Nel 1848 i patrioti della Slavia cantavano: "Predraga Italia, preljubi moj dom, do zadnje moje ure, jest ljubu te bom" (Carissima Italia / mia carissima patria / fino all'ultima mia ora / io ti amerò). Nel 1850, 1861 e 1866, Sindaci, Giunte e segretari comunali della Slavia chiesero con petizioni impiegati conoscitori della lingua slava. Le popolazioni rifiutarono più volte il catechismo in lingua slovena. Durante la seconda guerra mondiale i Natisoniani, i Torrioni e Resiani che non si sono mai sentiti sloveni, respinsero decisamente , con l'aiuto della Resistenza italiana, la propaganda per l'annessione alla Jugoslavia fatta dai partigiani del IX. Corpus di Tito. Con altrettanta decisione respinsero allora, come avevano già fatto nel 1866, anche l'introduzione della lingua slovena nelle scuole elementati delle valli.
Negli ANNI SETTANTA i comuni del Friuli Orientale furono interpellati dalla Presidenza del Consiglio sulle eventuali aspirazioni della popolazione di essere assimilata alla minoranza slovena di Gorizia e Trieste. Le risposte furono negative. Nel 1995 la Prefettura di Udine chiese ai comuni anche dati riguardanti la minoranza linguistica. Nessuna risposta sostenne la presenza della minoranza slovena.

Anche alle varie ELEZIONI POLITICHE e AMMINISTRATIVE le comunità slavofone della Provincia di Udine hanno sempre difeso la loro peculiarità e respinto i vari tentativi fatti dai pochi locali filosloveni di far passare per slovene le valli friulane. Alle ELEZIONI REGIONALI DEL 1988 il partito degli sloveni, L'UNIONE SLOVENA, ha ottenuto nei 21 comuni confinanti con l'attuale Slovenia, complessivamente 60 voti di cui solo 12 nei sette comuni delle Valli del Natisone, meno di due per comune. Alle ELEZIONI REGIONALI DEL 2003 (e siamo in presenza delle attuali leggi di tutela) il candidato consigliere regionale dichiaratosi sloveno anche nelle Valli (Bruna Zorzini Spetic) ha ottenuto nei sette comuni delle Valli del Natisone 16 voti, nemmeno sei per ognuna delle tre testate di periodici sedicenti sloveni (Novi Matajur, Dom e Slovit) che vengono pubblicati nelle valli friulane.
E' inoltre indicativo dell'assenza della minoranza slovena nelle Valli il fatto che nessun candidato alle elezioni amministrative locali si sia mai dichiarato di lingua slovena, nemmeno dopo che nel 2001 molti consiglieri in carica avevano chiesto ed ottenuto di essere considerati consiglieri comunali eletti di lingua slovena per partecipare alla elezione di tre rappresentanti degli Enti locali nel Comitato paritetico per i problemi della minoranza slovena previsto dalla Legge 482. Le stesse associazioni culturali locali sorte nelle Valli dal 1966 non si sono mai dichiarate slovene ma semplici rappresentanze della cultura, lingua e delle tradizioni locali.

Anche la nostra REGIONE FRIULI VENEZIA - GIULIA ha riconosciuto e sancito con proprie specifiche leggi la diversità linguistica e culturale esistente tra la minoranza slovena di Gorizia e
Trieste e la Comunità linguistica delle valli friulane. Trattasi della LEGGE REGIONALE N. 68 del 1981 che all'Art. 25 prevede "la tutela e valorizzazione della lingua e cultura locali di origine slovena". Altra LEGGE REGIONALE, la N. 46 del 1991, che faceva riferimento ai fondi previsti per la minoranza slovena, prevedeva invece (è stata inspiegabilmente abrogata dopo la 482) all'Art. 2 bis, specifici contributi ad Enti, associazioni ed istituti dei sette comuni delle Valli del Natisone e dei comuni di Taipana, Lusevera, Resia, Malborghetto-Valbrunae Tarvisio, per corsi e pubblicazioni "relativi alla lingua, alla cultura ed alle tradizioni locali".
Quindi una ulteriore netta e autorevole distinzione già storicamente consolidata in oltre un millennio tra la minoranza slovena di Gorizia e Trieste, trovatasi separata dalla nazione slovena a seguito del TRATTATO DI RAPALLO del 1920 e la comunità linguistica di origine slava della Provincia di Udine, territori ufficialmente designati SLAVIA VENETA dal TRATTATO DI WORMS del 1521, poi ribattezzati SLAVIA ITALIANA e per ultimo SLAVIA FRIULANA, denominata BENECIJA dagli sloveni, parola derivata da benecani(veneziani). Piccole comunità che autonomamente hanno saputo conservare e tramandare oralmente per oltre 1300 anni fino ai giorni nostri il proprio originario patrimonio linguistico e tradizionale e che oggi chiedono di poter conservare e tramandare alle future genrazioni, nel rispetto della propria storia, dei principi costituzionali e delle norme internazionali.